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Ilario Van Den Borre

Ilario Van Den Borre

n. Preganziol ( Treviso ) 1889 - m. Treviso 1971

Giovanissimo dopo la morte del padre Francesco, si era trovato a dirigere una azienda in fase di crescita. Furono anni di feconda attività; con pazienti hybridazioni si ottenne una nuova varietà di Abies che venne denominata " Pinsapo hybrida Van den Borre ".

La ditta fu presente alle più importanti mostre Ortofloricole ed i premi ottenuti stanno a testimoniare il livello di produzione raggiunto.

La guerra del 1915-18 provocò danni gravissimi agli impianti , ai fabbricati ed ai vivai ripetutamente colpiti causa la vicinanza alla stazione ferroviaria, dalle bombe aeree e dai grossi calibri dell'artiglieria austriaca piazzati sulla sponda sinistra del Piave.

Dopo la vittoria Ilario Van den Borre, con ammirevole costanza, non badando a sacrifici, restaurò i fabbricati, ripopolò i vivai e rinnovò i servizi.

Lo Stabilimento d'orticoltura Francesco Van den Borre riprese l'interrotta attività e a far fronte alla concorrenza di altri che non avevano subito alcun danno dalla guerra.

Pochi anni dopo giunse anche ad estendere le colture e a presentare alla sempre piu' numerosa clientela nuove varietà di Dahlie e di Crisantemi, ottenute per abilità e paziente lavoro del fratello Aldo, il giardiniere - poeta della famiglia Van den Borre, stimato e onorato dall' amicizia del Poeta Eroe: Gabriele d'Annunzio. Egli inoltre curava la compilazione dei bellissimi cataloghi ed il disegno dei giardini.

Nel 1920 si propose al mercato con la più vasta coltivazione di Magnolie della penisola ( catalogo Autunno 1921 ).

La seconda guerra mondiale distrusse nuovamente la sede ed i vivai furono completamente bruciati.

Alla fine della guerra iniziò nuovamente la ricostruzione con i soli propri mezzi, ma con un vasto e pratico piano che si realizzò in lunghi anni, pur permettendo all'azienda di funzionare ed anche di estendere le colture. Sorsero nuove serre moderne con annessi laboratori, capannoni e uffici e fabbricati industriali ed i vivai raggiunsero i settanta ettari di coltivazione.