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Il tartufo

Il Tartufo è un “fungo” che vive sotto terra, in associazione con radici di certe piante che, a causa di particolari loro caratteristiche, e per l’ambiente in cui vivono o prosperano, offrono a questo fungo l’ambiente migliore per svilupparsi e fruttificare i tartufi.

La pianta da tartufo è denominata “micelio” ed è formata da una ragnatela di filamenti molto sottili che si uniscono e si intrecciano tra loro e che succhiano la sostanza nutritiva dai peli radicali delle radici superiori delle piante. Queste non vengono a soffrire, ma ne traggono un vantaggio perché evidentemente vi è, uno scambio di sostanze nutritive reciproco, cioè un processo di simbiosi che nel caso particolare viene denominata micorizze.

Le piante più adatte sono la quercia (Quercus pubescens o Querecus Ilex), il Nocciolo, il Carpino, ma in particolari ambienti e condizioni possono essere usati anche il Ginepro, l’Acero campestre, l’Olmo, il Tilio, il Pioppo ed altre di minore importanza.

La coltivazione del tartufo va sostenuta ed incoraggiata specie perché effettuata nei terreni che non offrono altre possibilità di reddito come quelli collinari e boscosi.

Il tartufo come è noto, è ricercatissimo e la sua produzione e’ molto al di sotto della richiesta del mercato, sempre molto attivo.

La scelta dell’ambiente è un fattore essenziale di riuscita e quindi deve essere fatta con molta accuratezza. I terreni adatti al Tartufo bianco ( il più difficile da micorizzare e da coltivare, la produzione è scaduta e poco diffusa è la piantagione) e Tartufo nero sono facilmente individuabili su carta geologica d’Italia al 100.000. Il tartufo nero preferisce esposizioni calde situate dai 300 ai 1000 metri sul livello del mare onde usufruire durante la stagione calda di qualche precipitazione piovosa che dovrà eventualmente essere sostituita con irrigazioni in periodo di siccitosi.

Il terreno dovrà essere povero di humus ( massimo 1.5/3%) e dovrà avere una composizione argillo- sabbiosa ( non molto argillosa, massimo del 50%) con PH neutro o leggermente alcalino. Evitare quindi i terreni dove vegetano le Calluna, le Ginestre spinose e dei Carbonai e altre piante acidofile.

Il Tartufo bianco (T. Magnatum) è il più pregiato e si trova spontaneo in Piemonte, Romagna, Umbria, Marche, Campania e occasionalmente Veneto, Lombardia, Toscana. Vegeta nei terreni marnosi calcarei e marnosi argillosi molto freschi o lungo fossi, torrenti, canali, fiumi e nei fondo valle. Pertanto la tartufaia dovrà trovarsi in posizioni fresche o dove vi sia possibilità di irrigazione. Teme le forti gelate e non sviluppa oltre i 300 e 500 mt. slm.

La piantagione è l’operazione più importante per il buon esito della futura tartufaia e va portata a termine con molta diligenza.

Prima di tutto bisognerà praticare una pulitura completa della zona eliminando tutte le piante erbacee o legnose che potrebbero alloggiare nelle loro radici, funghi micorizzati diversi dal tartufo. Per la messa a dimora delle piantine sarà bene tenere presente che, levato il contenitore, vanno collocate nella buca già preparata e profonda cm. 20/30 senza rompere il pane di terra che e’ attorno alle radici e che contiene il micorizze, cioè il seme del tartufo, ricoprendo la buca con terra fine ( non usare letame).

Le file saranno tracciate da ponente a levante alla distanza di 6/8 metri con piante sulla fila a mt. 5/6 ( più dense nei terreni poveri). Dopo l’impianto bagnare per ottenere l’assestamento del terreno e, in zone siccitose coprire la zona circostante la piantina con delle pietre piatte per diminuire l’evaporazione.

Tra le file, per i primi 6/8 anni, si possono coltivare Orzo, Veccia, Lupinella, Lavanda e Lavandino. Specie queste due essenze sono raccomandate perché sembra aumentino la produzione del tartufo nero e possono offrire un buon reddito nelle zone adatte a questa coltura ( vedi “Manuale di tartuficoltura”, ed. Ed agricole). Al secondo anno se il terreno negli interfilari è libero si può effettuare un lavoro superficiale di erpicatura meccanica profondo 10/15 cm. e a mano ( per un raggio di 1 mt.) vicino alle piantine per una profondità di 5/6 cm.

La produzione del Tartufo è in diretta relazione con la densità delle piante esistenti nella tartufaia e questo perché essa comincia quando le radici delle piante messe a dimora iniziano ad unirsi ed intrecciarsi tra loro, colonizzando in tal modo tutto il terreno disponibile.

Operazioni di mantenimento della tartufaia:

  • concimazione: è preferibile astenersi da fertilizzanti chimici ( salvo carenze accentuate che risultino da analisi del terreno);
  • trattamento del suolo: in primavera, circa a fine marzo, sarà opportuna una erpicatura molto superficiale per mantenere libero il suolo;
  • irrigazione: indispensabile se l’estate è molto secca; deve essere moderata al fine di non pressare e costipare il terreno;
  • potature: necessarie solo per mantenere la superficie luminosa senza eccessi; devono essere progressive e praticate fin dai primi anni;
  • raccolta: di questo prodotto di alto valore resterà sempre manuale. Questo lavoro appassionante e sempre nuovo deve essere fatto con l’aiuto di un cane addestrato o di un porco. E’ possibile individuare il Tartufo nero anche osservando l’erba superficiale, che dovrebbe apparire bruciata, o dove si posano le mosche e le api. Per il Tartufo bianco invece solo il cane o il maiale possono individuare la posizione.

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